Appalti in cambio di finanziamenti: il governo Kurz rischia di cadere

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19.05.18 Ibiza; Gudenus, russa, StracheSera del 24 luglio del 2017, nella villa di Heinz-Christian Strache a Ibiza. Strache all’epoca non è ancora vicecancelliere, ma leader dell’Fpö, partito dei sovranisti austriaci con qualche venatura neonazista. Quella sera si trova in buona compagnia: sono con lui l’amico Johann Gudenus, a quel tempo vicesindaco di Vienna (oggi capogruppo dell’Fpö al Parlamento), sua moglie, un signore di cui non conosciamo l’identità (probabilmente austriaco, perché parla tedesco) e una signora russa con passaporto anche lituano, che dice di chiamarsi Aljona Makarowa e di essere nipote di un oligarca vicino a Vladimir Putin.

L’allegra brigata è seduta sui divani del salotto. Sul tavolino di vetro al centro sono ammassate varie bottiglie e bicchieri riempiti di liquido trasparente, che non sembra acqua. Strache è stravaccato sul divano in canottiera, con l’eterna sigaretta tra le dita. Accanto a lui, l’ospite russa. Indossa un gilet dorato su una maglia nera e porta una minigonna bianca che non arriva a mezza coscia.

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Si parla di politica e di affari e queste due parole insieme spesso non promettono nulla di buono. Infatti è così. La russa dice di essere intenzionata a investire alcune centinaia di milioni di euro in Austria e lascia intendere che potrebbe trattarsi di denaro di provenienza illegale. La cosa non preoccupa i suoi interlocutori austriaci, che restano a discutere con lei per sei ore filate sulle possibilità di impiego di quel capitale.

Parte del denaro potrebbe finire nelle casse dell’Fpö. In cambio di cosa? Strache non è ancora nella stanza dei bottoni, ma siccome è convinto di riuscire ad entrarci, come infatti accadrà, si sente di poter assicurare alla Makarowa commesse pubbliche in lavori stradali. La russa dovrebbe soltanto costituire subito una società ad hoc e tutti gli appalti che finora sono andati alla Strabag di Hans Peter Haselsteiner (è una delle maggiori imprese di costruzioni d’Europa e tra i suoi cantieri figura anche il tunnel di base della Koralm del corridoio Baltico-Adriatico) finirebbero a lei.

Quel liquido trasparente che i nostri sorseggiano dai bicchieri scioglie la lingua e così si parla e si parla fino a tarda notte. Uno degli argomenti è l’acquisto da parte della russa di una quota maggioritaria della “Kronen Zeitung”, il diffusissimo e politicamente influente giornale tabloid austriaco. “Se nelle tre settimane prima delle elezioni – osserva Strache – la Kronen ci appoggia, allora otteniamo non il 27, ma il 34 per cento dei voti e diventiamo il primo partito”.

Un altro tema di conversazione riguarda le modalità di finanziamento dell’Fpö. I soldi non possono arrivare direttamente al partito, perché tutte le contribuzioni che superano i 50.000 euro vanno notificate alla Corte dei conti e, se il finanziatore è straniero, la soglia scende addirittura a 2.641 euro. Per aggirare questo controllo Strache suggerisce che il denaro vada a una società di pubblica utilità, non sottoposta a vigilanza, così nessuno saprebbe nulla. Ci sarebbero già molti multimilionari austriaci che lo fanno, facendo avere sottobanco ai partiti contributi che variano dai 500.000 ai due milioni di euro. Strache cita tra gli altri il fabbricante di pistole Gaston Glock, la miliardaria Heidi Goëss-Horten, l’immobiliarista René Benko, il colosso internazionale dei giochi d’azzardo Novomatic.  Ma si prendono in considerazioni anche altre soluzioni: per esempio, un appalto statale con costo sovrastimato, in maniera che la differenza possa finire nelle casse dell’Fpö.

19.05.18 Copertina Der Spiegel su Strache a Ibiza - CopiaSono tutte ipotesi non solo illegali, ma che graverebbero sulle tasche dei contribuenti. Com’è che ne parliamo e, soprattutto, come siamo a conoscenza delle conversazioni avvenute nel chiuso di una villa alle Baleari in quella lontana notte di due anni fa? Non è stato necessario un lavoro investigativo, perché il quella stanza fumosa qualcuno aveva installato una telecamera nascosta, che ha registrato tutto e ora stralci di quel video sono stati pubblicati in contemporanea dal settimanale tedesco “Der Spiegel” e dal quotidiano di Monaco di Baviera “Süddeutsche Zeitung”.

Si tratta di materiale esplosivo, come è facile comprendere, che ha indotto le redazioni delle due testate giornalistiche alla massima cautela. Prima della pubblicazione il video è stato sottoposto alla verifica di un perito certificato, che ha confermato l’identità delle persone che vi comparivano e ha escluso manipolazioni della registrazione. Una successiva perizia del Fraunhofer Institut für Sichere Informationstechnologie SIT ha confermato le risultanze del primo perito. Insomma, non sussiste alcun dubbio che le persone fossero proprio quelle e che avessero pronunciate le parole che abbiano riferito.

Poiché parte della conversazione era in lingua russa (nella residenza di Ibiza aveva fatto da interprete Gudenus, che mastica un po’ di russo) la traduzione è stata affidata a un interprete giurato e successivamente un legale ha attestato ufficialmente che il testo corrisponde alla lettera alle parole che si sentono pronunciare nella videoregistrazione.

Sull’autenticità del documento, dunque, non vi sono dubbi. Gli stessi protagonisti – Strache e Gudenus – interpellati dai due giornali prima di rendere pubblico il video – hanno confermato che quell’incontro si era realmente svolto, ma che si era trattato di una riunione privata, in un’atmosfera rilassata di vacanza, resa allegra dalle abbondanti bevute. Insomma, nulla di troppo serio. Del resto, nessuno dei propositi enunciati in quella serata, tra un bicchiere e una sigaretta, si era poi avverato: la signora russa non ha comprato la “Kronen Zeitung”, né le sono state appaltate opere pubbliche.

Anche se, come pare, nulla di illecito sarebbe stato commesso, il video con la viva voce di Strache che parla di appalti truccati e di finanziamenti clandestini russi al partito dei sovranisti austriaci è esploso ieri pomeriggio come una bomba. La Procura generale si è già mossa, aprendo un’inchiesta e chiedendo ai due giornali tedeschi l’intera registrazione video della serata.

Ma le reazioni, ovviamente, sono venute soprattutto sul piano politico. Da tutti i partiti di opposizione si chiedono le dimissioni di Strache e Gudenus e questa richiesta è condivisa anche nei commenti di quasi tutti i giornali. Strache e Gudenus devono andarsene e, se non lo fanno di loro spontanea volontà, deve costringerli il cancelliere Sebastian Kurz, al limite aprendo una crisi e andando a nuove elezioni. Qualora Kurz esitasse, allora dovrebbe intervenire lo stesso capo dello Stato.

Quanto la situazione sia diventata improvvisamente drammatica lo si intuisce anche dal silenzio di ieri del cancelliere, che soltanto oggi farà sapere come intende agire. Nel telegiornale di ieri sera, Zib 2, sono state riportate considerazioni di persone vicine al cancelliere, secondo le quali “Kurz saprebbe già esattamente ciò che deve fare”. Parole sibilline, che potrebbero significare la decisione di sciogliere il governo o di chiedere al capo dello Stato di esonerare Strache dalla carica di vicecancelliere. Tutto questo a poco più di una settimana dalle elezioni europee.

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Questi i link agli articoli pubblicati ieri nei siti web di Der Spiegel e della Süddeutsche Zeitung.Gaston Glock, Heidi Goëss-Horten, René Benko e Novomatic hanno negato di aver finanziato partiti politici..

 

 

NELLE FOTO, una scena tratta dal video nella villa di Ibiza (si vedono in primo piano, Kurz e l’ospite russa sul divano e Gudenus su una poltrona) e la copertina di “Der Spigel” con il volto di Strache.

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