Migranti. In difesa di monsignor Suetta, ottimo vescovo di Ventimiglia-Sanremo” (di M. Castellano)

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Il professor Vittorio Colletti, sulla edizione di Genova de “La Repubblica” di oggi, rivolge alcune critiche a monsignor Antonio Suetta, vescovo di Ventimiglia-Sanremo.
Premesso che ci lega con questo ottimo pastore di anime una antica amicizia, non per questo riteniamo doveroso prendere le sue difese, ma semplicemente considerando del tutto infondati i rilievi a lui mossi dall’insigne Cattedratico nostro concittadino.

Le accuse indirizzate al presule sono essenzialmente tre.
In primo luogo, il professor Colletti scorge una differenza da tra l’atteggiamento assunto ed il comportamento tenuto nei confronti dei migranti dall’Elemosiniere del Papa, e quelli manifestati dal Vescovo di Ventimiglia.
In secondo luogo, sempre secondo il professor Colletti, monsignor Suetta è un oppositore del Papa, nonché un “laudator temporis acti” nostalgico del Pontificato di Ratzinger.
Il vescovo, infine, avrebbe manifestato la propria ostilità, o quanto meno la propria diffidenza, nei confronti delle culture estranee alla tradizione giudaico – cristiana, alle quali appartengono in parte gli immigrati in Europa Occidentale.

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Per quanto riguarda il primo rilievo, ricordiamo che i Centri per l’accoglienza degli immigrati gestiti nella zona di confine dalla Caritas Diocesana hanno dato assistenza ed ospitalità a tutti, ed in base ad una esplicita direttiva impartita dal Vescovo nessun ospite irregolare è stato denunziato, né tanto meno gli è stata negata l’accoglienza.
Monsignor Suetta ha anche apertamente criticato la scelta di chiudere il confine, adottata dalle Autorità francesi.
Risulta dunque assurdo stabilire un parallelo con le posizioni assunte dall’estrema Destra francese.
Su questo punto, ci soffermeremo più avanti, ma ci permettiamo di ricordare al Professor Colletti che “La Repubblica”, rendendo conto ai lettori delle varie crisi migratorie vissute da Vantimiglia, ha sempre sottolineato la differenza – comunque evidente – tra l’atteggiamento di principio e le scelte concrete proprie dell’Autorità Ecclesiastica locale e quelle della controparte civile, non soltanto francese, ma anche italiana.
Bene ha fatto il Cardinale Elemosiniere a dare pubblicità al proprio gesto, affinché assumesse un significato di denunzia di una manifesta ingiustizia.

Se monsignor Suetta non ha agito nello stesso modo, lo si deve alla differenza tra le due situazioni: il Cardinale di Curia, infatti, si è auto denunziato, mentre il Vescovo di Ventimiglia avrebbe dovuto – per agire in modo speculare a quello del suo Confratello – comunicare i nomi degli immigranti irregolari ospitati nei Centri di accoglienza, con il risultato di farli deportare.
Il professor Colletti, come tutte le persone che parlano della Chiesa senza conoscerla adeguatamente dall’interno, classifica monsignor Suetta come “conservatore”, e lo contrappone al “progressista” Bergoglio.
Quando presentammo nel Teatro del Casino Municipale di Sanremo il nostro libro sul primo anno dell’attuale Pontificato, il cui contenuto è di pieno sostegno ed adesione alla linea dell’attuale Papa, il Vescovo offrì spontaneamente non soltanto di presenziare alla manifestazione, ma anche di prendere la parola.
Questo egli fece non soltanto dichiarandosi pubblicamente d’accordo con noi, ma anche annunziando in anteprima la nuova disciplina – entrata in vigore qualche mese più tardi – sulla ammissione ai Sacramenti dei divorziati risposati con rito civile.
Anche su questo, punto, il vescovo si disse d’accordo con il Papa.

Che la questione fosse rilevante, lo dimostra una circostanze emersa nelle ultime ore: un gruppo di teologo tradizionalisti ha proclamato che il Pontefice dovrebbe essere considerato decaduto “ope legis” per avere – tra l’altro – modificato la normativa in questa materia.
Noi non asseriamo che il Partito Democratico della nostra Provincia è “conservatore” in quanto ha sabotato le presentazioni del nostro libro, anche se questa decisione si inquadra nella politica di acquiescenza (usiamo questo termine per non cadere nella volgarità) dei suoi dirigenti nei riguardi della Destra locale.
Il Professor Colletti dovrebbe però basarsi, nel formulare le sue valutazioni, non tanto sui gesti formali del Vescovo quanto piuttosto sul merito di ciò che Monsignor Suetta afferma.
Consideriamo infine l’affermazione del Vescovo sui rapporti tra le diverse culture.
Dante, quando incontra nell’Inferno Farinata degli Uberti, si sente rivolgere la famosa domanda: “Chi fur li maggiori tui?”
Il che significa a quale identità appartieni.

Questa domanda la formuliamo infinite volte anche noi, ed infinite volte ce la sentiamo dirigere.
Sappiamo per esperienza che le persone più convinte della proprie ragioni, le più radicate nella loro cultura, le più fedeli ai propri ideali, sono anche le più tolleranti.
Chi sente il bisogno di offendere gli altri per far sapere ciò che è, risulta quasi sempre essere incerto della propria origine.
Ci scusiamo se parliamo ancora una volta di noi stessi: nostra moglie appartiene alla cultura indoamericana.
Prima di proporle il matrimonio, ci siamo presentati, come si usa tra le persone educate.
Abbiamo dovuto dichiarare quali erano le nostre convinzioni, rivissute di certo criticamente, ma comunque ereditate dalla nostra appartenenza ad una identità collettiva.
Lo stesso ha fatto nostra moglie con noi.

Questo vale per tutti, ogni volta che ci si appresta a stabilire un rapporto tra le diverse persone.
Se monsignor Suetta ricorda che non dobbiamo vergognarci di quanto siamo.
Il che non significa disprezzare gli altri, ma al contrario offrire loro un regalo, come si fa tra l’ospite ed il padrone di casa: questo regalo consiste nella possibilità di conoscere le rispettive culture: non certo con lo scopo assimilare chi è diverso e non certo per costringerlo a convertirsi.
Semplicemente dobbiamo essere tutti quanti coscienti del fatto che la diffidenza, il razzismo, l’intolleranza, non sono originati dalle differenze, bensì dall’ignoranza reciproca.
Noi – tornando all’esempio – abbiamo finito per conoscere meglio la cultura di nostra moglie, e nostra moglie la nostra.

Ciascuno è rimasto nelle proprie convinzioni, senza tuttavia nutrire alcuna ostilità ed alcun pregiudizio reciproco.
Gandhi dedicò la sua vita a combattere gli Inglesi.
Quando però gli domandarono che cosa pensava della cultura occidentale, rispose che valeva la pena di conoscerla.
Ed infatti la conosceva molto bene, essendosi laureato ad Oxford.
Non risulta che il “Mahatma” si sia convertito.
Perché “Le Mie Prigioni” di Silvio Pellico fu “un libro che fece più danno all’Austria di una guerra perduta”?
Provate a rileggerlo, e vi accorgerete che non c’è un solo austriaco cattivo.
Se ci fosse, l’Autore avrebbe fallito il suo scopo: che non consisteva nell’incoraggiare la xenofobia e il razzismo, ma semplicemente nel dimostrare che il dominio austriaco sull’Italia era ingiusto.
L’ingiustizia non consiste nell’avere la nostra cultura, ma nel pretendere di imporla agli altri considerandola arbitrariamente “superiore”: questo è precisamente l’equivoco su cui si è basato il colonialismo.
Un equivoco, però, che non si sradica rovesciando il ragionamento, e partendo dal presupposto che l’ingiustizia del colonialismo derivi da una asserita inferiorità morale insita nella nostra identità.
Occorre certamente opporsi ai pregiudizi, ma non lo si fa né con il senso di superiorità, né con il senso di inferiorità.

Dopo un certo tempo – ritorniamo sempre all’esempio – nostra moglie ha capito che gli uomini bianchi non sono cattivi per natura, anche se indubbiamente hanno commesso molte cattive azioni.
Silvio Pellico aveva capito che neanche gli Austriaci erano cattivi “uti singuli”.
Per quanto riguarda il discorso del Professor Colletti, ci permettiamo di ricordargli che le Chiese del Ponente Ligure non sono – per fortuna – dei ricettacoli di razzisti e di reazionari.
La dimostrazione “a contrario” di questa verità consiste nel fatto che questa gente si è dovuta fare delle Chiese separate e celebrarvi delle funzioni separate.
Ci pare invece che altre Istituzioni, diverse dalla Chiesa, abbiano degenerato nella xenofobia e nel razzismo.
Un giornalista dovrebbe soprattutto indagare.

Se il Professor Colletti, che eccelle nella nostra professione, avesse esplorato – per esempio – la Libera Muratoria “deviata”, avrebbe scoperto delle verità imbarazzanti: che cioè certi discorsi vetero anticlericali non sono più usati nelle Logge del Ponente Ligure per criticare la Chiesa “da Sinistra”, come avveniva un tempo, bensì per attaccarla “da Destra”: proprio nel nome della xenofobia e del razzismo.
Fin da quando certi Massoni – naturalmente “deviati” – si sono recati a Nizza per invocare l’annessione della nostra Provincia alla Francia denunciando che a Roma erano andati al potere i “Comunisti” (nella persona di Mario Monti), le Logge sono diventate delle succursali del Partito di Salvini: al punto che chi non è d’accordo si “mette in sonno”, oppure va ad affiliarsi in Francia.
E’ proprio sicuro il Professor Colletti che la Chiesa “telle quelle” sia ancora una realtà reazionaria?
Lo invitiamo a venire a Messa: non certo per convertirlo, ma semplicemente affinché veda come stanno le cose.
E che dire di un Partito Democratico ormai così succube dell’egemonia della Destra fino al punto di ridursi – in occasione delle Elezioni Comunali – a vendere i pochi voti che gli sono rimasti al miglior offerente?
Ai bei tempi del “partito trasversale” c’era almeno chi si arricchiva, facendo il socio d’affari di certi dirigenti della Democrazia Cristiana.

Oggi ci si è ridotti a vendere le mutande.
Con questo non intendiamo dire che la Chiesa sia perfetta.
Intendiamo dire però che esprime ancora un minimo di solidarietà sociale: quella, precisamente, che la Sinistra ha rinunciato – ormai “ab immemorabili” – a difendere.
Una volta, si diceva che il patriottismo era l’ultima risorsa dei mascalzoni.
Questo vale anche per il patriottismo di partito.
Il professor Colletti è tutt’altro che un mascalzone.
Egli è al contrario un uomo di grande onestà, soprattutto sul piano intellettuale.
Al punto che difende ancora pubblicamente le nostre ragioni quando chi ha tratto dei benefici materiali dalla militanza politica “di Sinistra”, collezionando assessorati tra Imperia e Genova, ci ha da tempo piantati in asso.
L’illustre collega, però, si sbaglia quando individua il nemico nel Vescovo di Ventimiglia.

L’articolo Migranti. In difesa di monsignor Suetta, ottimo vescovo di Ventimiglia-Sanremo” (di M. Castellano) proviene da FarodiRoma.

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